La motivazione e il vasto mare

Il mondo delle arti marziali è vastissimo e più si hanno passione e interesse più è facile perdersi, piacevolmente, fra i mille aspetti di questo mondo, dai tanti stili differenti, ognuno con le proprie forme e modi diversi di muovere energia, dall’uso delle armi, alle pratiche a due, alle forme di meditazione, ai modi di utilizzare le tecniche e il proprio accresciuto qi attraverso applicazioni marziali o curative per sé o per gli altri, alla cultura e alla storia dei paesi di origine… e tutto ciò attraverso pressoché infiniti libri, video e maestri.

Quanto detto, senza dubbio, rappresenta un grande pregio di queste arti, anche se diventa possibile disperdersi in un mare così vasto; diventa allora importante trovare un cuore nella propria pratica, nei propri percorsi di ricerca, che rappresenti un po’ la terraferma, il centro a cui tornare, da meglio curare, da perfezionare in continuazione.

La parte profonda, più interna di questo cuore, ognuno penso debba trovarsela da solo; è, in un certo senso, proprio la motivazione, più o meno esplicita o nascosta anche a noi stessi, che ci fa proseguire lungo questo percorso; come insegnante, più concretamente, “esternamente”, praticamente, ho il compito di individuare l’essenza di questa che ambiziosamente, chiamiamo “Scuola di Arti Marziali”; questo cuore della pratica e dello studio l’ho individuato nelle forme codificate di Tai Ji, le 24 e 48 a mani nude e le 32 con la spada, certamente perché queste sono le forme che conosco in maniera più approfondita e da più tempo insegno ma non solo, credo anche che, effettivamente, le sequenze codificate siano da una parte le migliori per chi inizia e dall’altra forniscano basi solide per potere al meglio affrontare altri e successivi percorsi.

Uno spunto per riflettere

Respirare bene e ascoltare il dialogo dei muscoli sono arti che dovrebbero essere insegnate nelle scuole. Sfortunatamente nessun intervento divino ha ancora affidato a Bodhidarma il ministero dell’istruzione — D. Bolelli